Sara Fattori intervista Sandra Di Marcantonio: il viaggio metasimbolico tra anima, colore e spiritualità

Sandra Di Marcantonio: il viaggio metasimbolico tra anima, colore e spiritualità Giulianova. Una sera d’estate, nel giardino che custodisce il suo atelier, incontriamo Sandra Di Marcantonio, artista giuliese dalla creatività poliedrica: pittrice, musicista, autrice, spirito libero. I suoi quadri ci accolgono con un impatto immediato: campiture di rosso che si innestano nel bianco, bagliori d’oro che richiamano il sole e la trascendenza, forme classiche che tuttavia non smettono di vibrare di modernità. La sua è una pittura che si definisce metasimbolica: oltre il simbolo, verso un linguaggio che cerca di dare corpo visibile a ciò che visibile non è. Ogni tela diventa dunque un passaggio, una soglia tra mondo interiore e realtà condivisa. Anime e gemellarità spirituale Tra le opere che presentiamo, spicca Anime, un lavoro in cui due figure maschili evocano non soltanto corpi, ma riflessi dell’anima. «La ricerca del gemello spirituale – spiega l’artista – non è per forza un incontro con l’altro: può essere un ritrovamento dentro di sé. Una completezza che abita già in noi, senza bisogno di esterni specchi». L’arte di Di Marcantonio, in questo senso, diventa un cammino verso la riconciliazione interiore: la gemellarità non come destino amoroso, ma come riconoscimento della propria pienezza. L’elevazione sospesa Accanto ad Anime troviamo Sospeso, un’opera che raffigura un uomo in levitazione all’interno di una struttura che richiama una chiesa. Non si tratta, però, di religione in senso dogmatico: «La spiritualità per me non è mai legata alle regole delle istituzioni. È piuttosto una tensione verso l’amore puro, un elevarsi al di là della materia». La chiesa dipinta, dunque, diventa simbolo universale di aspirazione, più che luogo di culto. La grammatica del colore Tre sono i poli cromatici che guidano la ricerca di Sandra Di Marcantonio: nero, rosso e bianco. Il nero come oscurità, peso, profondità. Il rosso come azione, trasformazione, energia vitale. Il bianco come purezza e luce. A questi si aggiunge l’oro, che vibra di sacralità e di sole, un ponte verso le filosofie orientali. «Ogni colore – racconta – nasce dallo stato d’animo che vivo in quel periodo. Ci sono fasi “verdi”, più meditative, e fasi rosse, più dinamiche. La pittura è sempre un autoritratto dell’anima». Tra sogno e musica Non stupisce che alcune figure emergano da visioni oniriche: volti, corpi sospesi, atmosfere lucide e al tempo stesso misteriose. Altre volte la scintilla nasce dalla musica, compagna costante della sua vita artistica. Pittura, sogno e suono si intrecciano così in un’unica sinfonia interiore. Un’arte per elevarsi Il percorso metasimbolico di Sandra Di Marcantonio non offre risposte definitive, ma piuttosto invita a partecipare a una ricerca continua. Tra simboli che si superano e colori che diventano stati dell’anima, la sua pittura è una chiamata all’elevazione: non verso un altrove astratto, ma dentro il cuore stesso dell’esperienza umana.

LA NOSTRA INTERVISTA: Silviano Scardecchia – La fotografia come archivio di emozioni

Silviano Scardecchia La fotografia come archivio di emozioni Un incontro tra tecnica, poesia ed esperienza di vita C’è chi definisce la fotografia come il semplice fermo-immagine di un istante, e chi invece la considera una finestra sull’anima del tempo. Silviano Scardecchia appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: maestro della luce, “fotografo anarchico e nudo”, come ama definirsi, capace di trasformare ogni scatto in memoria viva e palpabile. In occasione di un incontro curato da Luciano, la redazione di Artelogia.it ha avuto l’onore di consegnargli un premio speciale per il miglior reportage sulle emozioni. Un riconoscimento nato dall’impatto che le sue immagini hanno saputo suscitare: quel silenzio evocato, ad esempio, dal mare calmo all’alba, quando pochi passi sulla riva si confondono con l’eco del sole nascente. Le radici di un’emozione La conversazione si apre con un ricordo intenso: il padre di Scardecchia, prigioniero degli inglesi dopo l’armistizio di Badoglio, costretto a consegnare anche la sua macchina fotografica e i rullini che custodiva gelosamente. «Non fu solo la prigionia a ferirlo – racconta Silviano – ma la perdita di quelle fotografie, un archivio di emozioni che rappresentavano la sua vita». Da quell’episodio nasce la consapevolezza che una fotografia non è soltanto immagine: è tempo che si conserva, emozione che sopravvive. Tra chimica e libertà creativa Scardecchia si laurea in chimica organica, ma i suoi professori già lo percepivano come fotografo con l’hobby della chimica. In effetti, la curiosità scientifica diventa per lui un laboratorio di sperimentazione: notti trascorse a mescolare reagenti, a inventare processi di sviluppo alternativi, a giocare con la materia stessa della luce. «Eravamo alchimisti della fotografia – ricorda – e questo mi ha insegnato la libertà: partire da una tecnica per esplorare e deviare, senza schemi». Oggi, pur lavorando con il digitale, non rinuncia a questa dimensione materica. Le sue stampe prendono vita su carta 100% cotone Fabriano, dove la grana e la consistenza diventano parte integrante dell’opera, trasformando ogni immagine in un oggetto emozionale e unico. L’innesco: dal padre alle motociclette Se l’origine del suo percorso è legata al padre, un altro momento decisivo fu l’incidente in moto da ragazzo. Immobilizzato a letto, iniziò a leggere riviste di fotografia: parole come “diaframma”, “emulsione”, “ferrocianuro” diventarono linguaggio familiare. Da lì la passione per immortalare le motociclette in corsa, catturando la velocità in immagini cariche di energia. Un fotografo “anarchico e nudo” Alla domanda su come si definirebbe, Scardecchia risponde con un sorriso: «Un fotografo anarchico e nudo». Anarchico perché libero da regole predefinite, sempre alla ricerca di nuove vie, e nudo perché autentico, spoglio di sovrastrutture. Sua moglie, scherza, ancora non ha ben compreso cosa abbia fatto nella vita. Forse proprio lì risiede l’essenza: l’arte come percorso in continua trasformazione, mai chiuso in un’etichetta. Conclusione L’incontro con Silviano Scardecchia non è stata una semplice intervista, ma un viaggio nelle pieghe della memoria e della materia fotografica. Il pubblico lo ha ascoltato senza annoiarsi, affascinato dalle sue parole e dai suoi racconti, tra esperienze personali, riflessioni filosofiche e tecniche di laboratorio. In un’epoca dominata dall’istantaneità digitale, il suo approccio ci ricorda che una fotografia non è mai soltanto immagine: è vita impressa nella carta, è tempo che sopravvive, è emozione che ritorna.

Fino al 30 Marzo La Mostra Dedicata a Roberto Del Rosso, Illustratore e Designer Abruzzese

Si è conclusa l’inaugurazione della mostra dedicata a Roberto Del Rosso ospite della FondazionePescaraAbruzzo con intro musicale, davvero suggestiva, del Maestro Alessandro Cavallucci con brani alla chitarra dedicati a Roberto.Il tutto presentata dalla moglie Emira De Acetis, dal Critico Prof. Andrea Viozzi e con il coinvolgimento dI Giancarlo Costanzo Presidente dell’Associazione P.A.E. e Tiziano Tiberi compagno di scuola di Roberto. Presentazione Critica del Prof. Andrea ViozziPer aprire lo scrigno di un pittore, di una pittrice, di un’artista, di un illustratore, di un designer. È un pezzo di cuore che viene presentato al pubblico, è un cassetto che si apre e che viene messo a disposizione di chi ne usufruisce, di chi ne gode, di chi lo osserva. Questa splendida esposizione è stata pensata dalla famiglia per onorare la memoria di un grande padre, marito, professionista, illustratore, designer, ed è appunto la prima di una serie di tappe che la famiglia ha in mente per onorare la memoria del grande creativo che è stato Roberto del Rosso. Avrete modo fra poco di poter scendere dove è stata allestita la mostra e godere delle oltre 40 opere. Qualche settimana fa, parlando con la signora Emira, mi diceva: “Saranno una trentina”, ma io sapevo che non si sarebbe fermata a 30. Perché? Perché quando poi apri il cassetto dei ricordi, è normale che ogni frammento, ogni pezzettino, che sia un’illustrazione, che sia una diapositiva, che sia una fotografia, ti rimanda indietro nel tempo. E immagino la fatica che abbiano fatto lei e i suoi figli nel selezionare le opere, pensando se davvero quelle erano le opere che Roberto avrebbe voluto vedere oggi in mostra. Sicuramente sì. Roberto del Rosso è stato un uomo che fin da bambino ha avuto l’estro della creatività. Emira De Acetis moglie di Roberto ed Il Maestro Alessandro Cavallucci Fin da quando, appunto, maneggiava con il pongo piccolino accanto al capezzale del padre malato, e realizzava i suoi soldatini con il pongo, per poi intraprendere gli studi presso il celebre liceo artistico di Pescara. Fra l’altro c’è qui uno dei suoi insegnanti in sala, il professor Gammelli. Ci sono tanti suoi ex studenti, i suoi ex compagni di scuola oltre che amici, per poi iniziare due percorsi paralleli: uno nell’Istituto europeo di design di Roma e l’altro presso la facoltà di architettura di Pescara dell’Università di Chieti-Pescara, per poi, nel 2002, intraprendere una splendida iniziativa professionale insieme alla moglie. Questo l’ha portato a una scelta se iniziare un percorso professionale, ma ciò chiaramente per motivi di tempo, per motivi lavorativi, non gli ha permesso di concludere il ciclo universitario. Ma fin da giovane, fino all’età di 19 anni, i disegni che vedrete poi sotto, le illustrazioni che vedete sotto, raccolgono 7 anni delle attività di Roberto, dal 1983 al 1990, ed è un frammento della sua attività che ci mostra la sua grande capacità di utilizzare, tra l’altro, diverse tecniche artistiche dai pastelli.Che permette a Roberto e a chiunque li sa maneggiare come lui di poter, in un certo qual senso, far vibrare il colore, proprio come facevano i grandi maestri dell’impressionismo, per esempio, la matita, il carboncino, gli acquerelli che, come voi ben sapete, è la tecnica tra le più difficili, se non la più difficile in assoluto, nel campo artistico. Perché l’acquerello non ti lascia tempo, devi lavorare velocemente perché altrimenti si asciuga e non puoi più tornare sull’opera. Tra l’altro, le tecniche dell’acquerello non sono una, ma ben 12 tecniche artistiche dell’acquerello che Roberto sapeva ben maneggiare, tecnica tra l’altro antichissima, l’acquerello di origine orientale, proprio come l’inchiostro a china che lui stesso utilizzava, fino ad arrivare agli strumenti un po’ più moderni come l’aerografo, utilizzato anche da grandi maestri come Murray e Salvatore Dalì, il pantone che gli permetteva di dare un effetto particolare del colore sulla grafica e poi la cartografia, soprattutto durante gli studi a Roma, nell’Istituto europeo del design. Quindi un grande creativo che ha sperimentato diverse tecniche e che ha avuto la possibilità di collaborare con grandi marchi realizzando per loro tantissime opere.Dalla famiglia De Cecco, celebre famiglia abruzzese, alla Casucci Jeans, all’Energy Aprioni, celebre marca di abbigliamento di tradizione siromana, ma di origine abruzzese. Quindi è stato un uomo, un illustratore che si è messo a disposizione dei più grandi marchi del tempo partecipando, tra l’altro, a grandi fiere per i quali progettava e realizzava i loro stand a Firenze, a Palazzo Pitti, la casa della moda, oltre che della celebre collezione Palatina, a Firenze, a Parigi e nelle più grandi capitali europee, in Russia, nei più grandi centri del design russo e negli Stati Uniti. Quindi un uomo che è riuscito, in un certo qual senso, a dar prova della sua grande abilità e del suo grande estro creativo mettendosi a disposizione degli altri. La differenza fra un artista e un designer sta nel fatto che il designer, quando crea, lo fa principalmente per i suoi utenti. È vero che anche oggi i pittori spesso realizzano le loro opere per poterle vendere, ma soprattutto il designer, l’illustratore, quando crea sa già ha nella sua mente il fine di soddisfare pienamente il suo cliente. E Roberto ci è riuscito in maniera straordinaria. La nostra presenza questa sera e la notorietà di Roberto nel campo dell’illustrazione e del design lo dimostrano.Vedevo prima meravigliosamente arpeggiare il maestro Cavallucci con quelle sue mani sulla chitarra, e allora pensavo seduto lì a Roberto che con la sua matita, col suo carboncino, quando ancora non c’erano i programmi che ci sono oggi di lavorazione del design, riusciva a creare dei capi straordinari e li vedrete in mostra. Dei meravigliosi capi che lui vede, osserva da fotografie delle grandi case di moda e che poi illustra in maniera sapiente, con una grande espressività, con grande classe. La cosa che mi ha colpito, guardando le illustrazioni, i disegni che la moglie mi ha inviato, è l’eleganza con la quale sapeva realizzare e vestire i suoi modelli, che riproponeva nelle sue illustrazioni.Così come la grande capacità e

Addio a Luca Beatrice: Un Grande Critico d’Arte Scomparso Prematuramente

La Triste Notizia La recente scomparsa di Luca Beatrice ha scosso profondamente il mondo dell’arte e della cultura in Italia. Il rinomato critico d’arte è deceduto prematuramente a Torino, un evento che ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama artistico nazionale. Beatrice era conosciuto per la sua acutezza analitica e per la sua capacità di valorizzare il lavoro di artisti emergenti, contribuendo a definire la scena contemporanea. La sua morte è avvenuta in circostanze tragiche e inaspettate; il critico si era recentemente trovato coinvolto in un incidente che non gli ha dato scampo, spegnendo così una voce fondamentale per il critico d’arte italiano. Luca Beatrice era più di un semplice critico; era un punto di riferimento per artisti, curatori e appassionati d’arte. La sua formazione accademica e la passione per l’arte lo hanno portato a pubblicare numerosi articoli e saggi, in cui svolgeva una valutazione approfondita delle opere e delle tendenze del panorama artistico contemporaneo. Il suo approccio innovativo e la sua comprensione del contesto culturale italiano lo hanno reso un esperto rispettato e ammirato. Inoltre, il suo impegno nella promozione dell’arte visiva manifatturata in Italia ha avuto un impatto significativo. La sua recente serie di interviste con artisti emergenti ha messo in luce molti talenti, permettendo loro di ottenere visibilità e riconoscimento. La scomparsa di Luca Beatrice rappresenta non solo una perdita personale per coloro che lo conoscevano, ma anche un grave colpo per l’intero settore dell’arte. La sua visione e l’intuizione culturale mancheranno profondamente e lasciare un’eredità di riflessione e contemplazione sull’arte contemporanea italiana che continuerà ad essere apprezzata nel tempo. La Vita e la Formazione di Luca Beatrice Luca Beatrice è nato a Torino, una città ricca di storia e cultura, il [data di nascita]. Cresciuto in un ambiente stimolante, ha sviluppato sin da giovane una profonda passione per l’arte e la cultura visiva. La sua formazione educativa ha avuto inizio presso istituti locali, dove ha potuto esplorare vari campi artistici e culturali. Questa base culturale è stata fondamentale nel suo successivo percorso accademico, specializzandosi in storia del cinema e storia dell’arte. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, Beatrice si è iscritto all’Università di Torino, dove ha approfondito lo studio delle avanguardie storiche, un tema che sarebbe rimasto centrale nel suo lavoro successivo. La sua tesi di laurea, che trattava le innovazioni artistiche del Novecento, gli ha permesso di coniugare il suo amore per il cinema e l’arte visiva, avviando un percorso che lo avrebbe portato a diventare un critico rispettato. Durante questi anni formativi, ha avuto l’opportunità di entrare in contatto con artisti, critici e storici dell’arte, contribuendo così al suo sviluppo professionale. Il crescente interesse di Beatrice per le avanguardie storiche si è tradotto in un’attività di ricerca e pubblicazione che ha acquisito attenzione sia in ambito accademico che nel panorama culturale italiano. Le sue conferenze e i suoi articoli non solo riflettevano una cerchia di conoscenze in continua espansione, ma evidenziavano anche un approccio critico e originale nei confronti delle opere analizzate. Questa passione non si è limitata alla teoria, poiché Beatrice ha dedicato la sua vita a promuovere l’arte contemporanea, dimostrando come il suo background abbia influenzato fortemente le sue valutazioni critiche. Luca Beatrice ha lasciato un segno indelebile nel panorama della critica d’arte, un percorso tanto accademico quanto artistico che ha saputo intrecciare con maestria. Carriera e Attività di Critico d’Arte Luca Beatrice ha avuto una carriera notevole come critico d’arte, durante la quale ha lasciato un’impronta significativa nel panorama artistico contemporaneo. La sua passione per l’arte è emersa fin dall’inizio della sua vita professionale, grazie a una scrittura incisiva e una profonda comprensione delle dinamiche artistiche e culturali. Beatrice ha collaborato con riviste numerose e prestigiose, tra cui Flash Art, dove le sue riflessioni e critiche hanno trovato un’ampia audience. Attraverso queste pubblicazioni, ha avuto l’opportunità di confrontarsi con artisti emergenti e affermati, contribuendo al dialogo sulle nuove tendenze dell’arte. Il suo approccio alla critica era caratterizzato da una fusione di analisi accademica e una narrazione appassionata, che permetteva ai lettori di comprendere non solo l’opera d’arte in sé, ma anche il contesto in cui era nata. La scrittura di Beatrice mostrava una straordinaria capacità di esplorare le emozioni e le idee dietro le opere, rendendole accessibili a un pubblico più vasto. Con una prosa avvincente e ben costruita, riuscì a comunicare le sue visioni in modo chiaro e coinvolgente, stimolando riflessioni e dibattiti all’interno della comunità artistica. La sua ricerca artistica non si limitava solo alla scrittura, ma si estendeva anche alla curatela di mostre e all’organizzazione di eventi culturali, dove continuava a promuovere artisti e pratiche artistiche innovative. La carriera di Luca Beatrice è stata una testimonianza di impegno e dedizione al mondo dell’arte, e i suoi contributi continueranno a influenzare le future generazioni di critici e appassionati d’arte. La sua capacità di sperimentare e innovare ha fatto sì che il suo lavoro rimanesse rilevante e rispettato nel panorama critico contemporaneo. Luca Beatrice come Insegnante Luca Beatrice ha lasciato un’impronta indelebile nel campo dell’insegnamento della storia dell’arte, ricoprendo ruoli di docente in diverse istituzioni accademiche italiane. La sua carriera docente ha abbracciato vari aspetti della storia dell’arte, dalla critica all’analisi di opere d’arte. La passione di Beatrice per la didattica era evidente e si rifletteva nel modo in cui sapeva coinvolgere i suoi studenti. Era noto per il suo approccio innovativo e appassionato, che permetteva agli studenti di esplorare le complessità dell’arte in maniera critica e creativa. Beatrice ha sempre incoraggiato un dialogo aperto e stimolante in aula, trattando la storia dell’arte come un campo dinamico piuttosto che una mera sequenza di stili o eventi. Questo approccio ha non solo sviluppato le competenze critiche dei suoi studenti, ma ha anche ispirato in loro un amore duraturo per l’arte. Le sue lezioni non si limitavano a trasmettere conoscenze, ma cercavano di formare pensatori indipendenti capaci di contestualizzare e analizzare opere d’arte con una visione critica. Durante il suo percorso accademico, Beatrice ha avuto un impatto significativo su molti

Giancarlo Costanzo e il Futuro di PescarArt, giunta alla 22esima edizione.

Il Ruolo di Giancarlo Costanzo nell’Arte Contemporanea Figura fondamentale nel panorama dell’arte contemporanea a Pescara, principalmente in qualità di Presidente dell’Associazione P.A.E. e fondatore del Premio PescarArt che si terrà dal 21/12/2024 al 29/12/2024 all’Aurum di Pescara. Questo premio non solo riconosce artisti di diverse estrazioni, ma funge anche da importante piattaforma per la celebrazione e la diffusione dell’arte contemporanea nella regione. Costanzo ha dedicato la sua vita a promuovere il talento di artisti sia emergenti che affermati, contribuendo così a creare un ambiente culturale dinamico nel quale l’arte possa prosperare. La creazione del Premio PescarArt ha rappresentato una svolta significativa per l’arte a Pescara. Grazie alla visione e alla determinazione di Costanzo, il premio è riuscito a guadagnarsi un ruolo di rilievo nel circuito artistico nazionale. Questo riconoscimento offre ai partecipanti non solo visibilità ma anche opportunità per interagire e collaborare con altri artisti e galleristi, facilitando la crescita e la diffusione delle loro opere. La selezione degli artisti e delle opere esposte in occasione del premio riflette un impegno costante verso l’eccellenza e l’innovazione nell’arte contemporanea. Oltre alla sua attività di promotore, Costanzo è anche un fervente sostenitore della formazione e della sensibilizzazione del pubblico nei confronti dell’arte. Attraverso eventi, mostre e iniziative educative, ha saputo coinvolgere la comunità locale, rendendo l’arte più accessibile e apprezzata non solo come prodotto commerciale, ma come parte integrante della cultura e dell’identità collettiva. Il suo impegno ha contribuito a posizionare Pescara come un centro culturale di rilevo nel panorama artistico italiano, portando riconoscimento anche a livello internazionale. Una Visione Inclusiva per PescarArt Giancarlo Costanzo, nel suo ruolo di promotore e organizzatore di PescarArt, ha delineato un futuro che pone un forte accento sull’inclusività. Nella sua visione, l’arte non è solo per pochi eletti, ma un bene comune da condividere con tutta la comunità. Per realizzare questa ambizione, Costanzo ha avviato diverse iniziative mirate a creare spazi di dialogo tra artisti e pubblico, promuovendo un interscambio proficuo e stimolante. Una delle principali strategie adottate è la creazione di eventi dedicati a diverse forme d’arte, che permettano la partecipazione di un vasto bacino di artisti locali e internazionali. Questo approccio non solo aumenta la diversità delle esposizioni, ma favorisce anche l’inclusione di stili e approcci artistici spesso trascurati. In questo modo, PescarArt intende diventare un luogo di incontro nel quale le voci di tutte le comunità possano essere ascoltate e celebrate. Inoltre, Costanzo ha enfatizzato l’importanza dell’accessibilità dell’arte. Di conseguenza, sono stati implementati programmi che mirano a garantire che eventi, mostre e installazioni siano fruibili da tutti, indipendentemente da abilità fisiche, background socio-economici o culturali. Questi programmi includono servizi di interpretariato, percorsi guidati per persone con disabilità , rendendo l’arte un’esperienza accessibile e arricchente per ogni individuo. Costanzo crede fermamente che l’arte debba riflettere la diversità della società in cui viviamo. Pertanto, PescarArt si sta impegnando ad ampliare il suo pubblico ed a coinvolgere attivamente le diverse comunità locali, cercando di abbattere le barriere che spesso limitano l’accesso all’arte e alla cultura. Attraverso queste iniziative, il futuro di PescarArt si prospetta non solo come un evento artistico, ma come un pilastro fondamentale per la coesione sociale e la connessione comunitaria. Sinergie e Collaborazioni nel Mondo dell’Arte Giancarlo Costanzo ha sempre creduto nel potere delle sinergie e delle collaborazioni nel mondo dell’arte. Il suo impegno nell’industria culturale si traduce in interazioni fruttuose con istituzioni culturali e accademiche, che svolgono un ruolo cruciale nel potenziamento di PescarArt. Collaborazioni con musei, gallerie e università hanno creato una rete di sostegno e scambio che promuove l’innovazione e la visione artistica contemporanea. Una delle relazioni più significative di Costanzo è quella con la Scuola Romana, da Schifano ad Angeli, passando per Tano Festa, Mambor ad arrivare al più grande sostenitore di PescarArt , Enrico Manera, un’importante tradizione artistica che ha dato vita a numerosi artisti di fama internazionale. Attraverso workshop, conferenze e mostre congiunte, Costanzo offre una piattaforma per la creazione di nuovi linguaggi artistici e per la fusione di idee che riflettono le esperienze contemporanee. Queste interazioni non solo arricchiscono l’offerta culturale di PescarArt, ma servono anche a costruire un ponte tra generazioni diverse di artisti e studiosi. Inoltre, la collaborazione con artisti e figure illustri nel panorama artistico ha permesso a Costanzo di raccogliere nuove prospettive sulle tendenze emergenti. Ogni progetto condiviso apre a un dialogo che va oltre le mere esposizioni, incoraggiando l’esplorazione di temi sociali, culturali e ambientali attraverso l’arte. Questo approccio non solo stimola la creatività, ma anche la riflessione critica su questioni importanti di oggi. In questo contesto, le sinergie e le collaborazioni rappresentano il motore fondamentale per l’evoluzione di PescarArt e per la promozione di nuove esperienze culturali. La visione di Giancarlo Costanzo, fondata su relazioni professionali solide e su un reciproco rispetto tra artisti e istituzioni, è destinata a lasciare un’impronta duratura nel panorama artistico contemporaneo. Riflessioni e Presenze Illustri al Premio PescarArt Il Premio PescarArt ha visto la partecipazione di personalità di spicco nel panorama dell’arte contemporanea, contribuendo così a un dialogo profondo sulle tendenze attuali e le direzioni future della creatività. Tra queste presenze illustri, spicca G. R. Manzoni, la cui visione artistica ha reso il Premio non solo un riconoscimento, ma un vero e proprio laboratorio di idee. Manzoni, noto per le sue riflessioni critiche sull’arte, ha sottolineato l’importanza di eventi come il PescarArt nel promuovere un’interazione significativa tra artisti, critici e pubblico. Durante il suo intervento, Manzoni ha esaminato i cambiamenti nel modo di percepire l’arte contemporanea, evidenziando l’urgenza di affrontare le sfide del nostro tempo attraverso l’espressione artistica. Le sue considerazioni non solo illuminano il valore della creatività nel contesto moderna, ma anche il sociale e il culturale, rendendo evidente come le opere d’arte possano fungere da catalizzatori per discussioni più ampie sulle questioni contemporanee. Questo tipo di riflessione è fondamentale, poiché offre un’opportunità di networking e di scambio di idee tra artisti emergenti e figure affermate nel settore. La presenza di tali figure riconosciute porta una dimensione di prestigio al Premio PescarArt, arricchendo

ADDIO A MAURO REA: UN ARTISTA RISERVATO

La Vita di Mauro Rea Mauro Rea è nato a Sora, una pittoresca città situata in provincia di Frosinone, dove ha trascorso la sua infanzia e primi anni di vita. Sin da giovane, ha mostrato una spiccata predisposizione per le arti visive, un talento che è emerso chiaramente durante la sua formazione al liceo artistico di Cassino. Questo istituto è rinomato per il suo curriculum incentrato sulla creatività e l’innovazione, esperienze che hanno gettato le basi per il suo futuro successo nel mondo dell’arte. Dopo il liceo, Mauro ha proseguito il suo percorso educativo all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Qui, ha avuto l’opportunità di apprendere sotto la guida di maestri di grande prestigio, tra cui Nicola Carrino. Questi insegnamenti hanno giocato un ruolo cruciale nel formare il suo pensiero artistico, permettendogli di esplorare e sviluppare un linguaggio visivo personale. La combinazione di tecnica e concetto è diventata un tratto distintivo delle sue opere, riflettendo una sintesi di tradizione e modernità. La personalità di Mauro era caratterizzata da una riservatezza che spesso si rifletteva nel suo lavoro. I valori che sosteneva, come l’autenticità e la ricerca costante della bellezza, erano profondamente radicati nella sua concezione dell’arte. La sua visione si estendeva oltre l’estetica, spingendosi a esplorare tematiche legate all’esperienza umana e alla vulnerabilità. Questo approccio ha influenzato notevolmente il suo stile, creando opere che invitano alla riflessione e all’introspezione. La Carriera Artistica Mauro Rea ha saputo affermarsi come uno dei più rinomati artisti contemporanei grazie alla sua vasta produzione di opere polimateriche, caratterizzate da un uso innovativo dei materiali e da tecniche artistiche distintive. Le sue creazioni, che spaziano dalla pittura alla scultura, riflettono una continua ricerca estetica e conceptuale, avvalendosi di una varietà di elementi, come resine, metalli e materiali di recupero. Questo approccio non convenzionale gli ha permesso di esplorare nuovi linguaggi visivi, creando opere che sfidano le categorie tradizionali dell’arte. Col passare degli anni, lo stile di Mauro Rea ha subito una costante evoluzione, segnata da un approfondimento e un perfezionamento delle tecniche utilizzate. I suoi primi lavori si concentravano su forme più astratte e geometriche, mentre le opere più recenti rivelano un’influenza significativa della natura e delle esperienze personali dell’artista. Questo passaggio è evidente nell’uso di colori vibranti e nella creazione di texture che evocano emozioni e riflessioni profonde. La sua capacità di combinare elementi diversi ha reso il suo lavoro unico e riconoscibile nel panorama artistico contemporaneo. Il Contributo all’Arte Contemporanea Mauro Rea ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama dell’arte contemporanea attraverso le sue opere incisive e innovative. Le sue creazioni sono spesso caratterizzate da una profonda riflessione sui temi sociali e culturali del suo tempo, rendendole non solo esteticamente piacevoli, ma anche culturalmente significative. Rea si è interfacciato con questioni complesse, come l’identità, la memoria e la società, utilizzando vari medium artistici che spaziano dalla pittura alla scultura. Le opere di Mauro Rea si inquadrano perfettamente nel contesto dell’arte moderna, contribuendo a una narrazione più ampia che sfida le convenzioni estetiche e concettuali. Gli artisti contemporanei spesso attingono dalla tradizione, reinterpretandola per affrontare le problematiche attuali. Rea ha fatto proprio questo, fondendo elementi di tradizione e innovazione in modo che le sue opere non fossero mere rappresentazioni, ma piuttosto forme di dialogo con il pubblico. Questa interazione ha permesso al suo lavoro di risuonare profondamente con coloro che lo osservano, invitandoli a riflettere su questioni più ampie. La sua capacità di catturare l’essenza delle tensioni sociali e culturali attraverso l’arte ha anche creato un ponte tra le generazioni, ispirando molti artisti contemporanei. Le tematiche ricorrenti nelle sue opere, come l’alienazione e il confronto con l’esistenza quotidiana, riflettono le sfide universali, rendendo il suo lavoro accessibile e rilevante. In questo modo, Mauro Rea non solo ha contribuito, ma ha anche ampliato il discorso artistico contemporaneo, incoraggiando un esame critico della realtà odierna. L’Eredità di Mauro Rea L’eredità di Mauro Rea nel mondo dell’arte è indiscutibile e si estende oltre le sue opere. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto significativo nella comunità artistica, e molti artisti emergenti trovano in lui un modello di ispirazione. Rea ha riuscito a combinare tecniche tradizionali con una visione innovativa, creando un linguaggio artistico unico e riconoscibile. Le sue opere, caratterizzate da una profonda introspezione e un approccio evocativo, continueranno a esercitare una forte influenza sulle nuove generazioni di creatori. Uno degli aspetti più significativi dell’eredità di Rea è il suo impegno per l’autenticità e la sincerità nelle arti visive. Ha sempre sostenuto l’importanza della verità personale nell’arte, esortando gli artisti a esplorare le proprie emozioni e esperienze. Questo messaggio è particolarmente rilevante oggi, poiché la scena artistica continua ad evolversi e gli artisti si confrontano con le sfide del mondo contemporaneo. La filosofia di Rea rappresenta una guida preziosa per coloro che aspirano a lasciare un’impronta duratura nel panorama artistico. Inoltre, il suo lavoro ha orchestrato un dialogo continuo tra le diverse correnti artistiche, incoraggiando la sperimentazione e l’interdisciplinarità. La sua capacità di integrare elementi provenienti da varie forme d’arte ha contribuito a creare unieux ambiente di collaborazione tra artisti, stimolando un clima di apertura e condivisione. Questo aspetto della sua eredità sarà fondamentale per il progresso dell’arte contemporanea, poiché la diversità di pensiero si traduce sempre in un arricchimento culturale. Le opere di Mauro Rea non saranno dimenticate, ma piuttosto celebreranno la sua visione per gli anni a venire. Attraverso mostre, conferenze e pubblicazioni, il suo viaggio artistico continuerà a ispirare e a dare forma alla narrativa dell’arte. La sua eredità vive in ogni artista che intraprende il percorso della creatività, e per questo motivo, il suo impatto è destinato a perdurare nel tempo.

Ennio Di Francesco al Premio PescarArt: La scultura come linguaggio trascendente di memoria e ambiente

Ennio Di Francesco, nato nel 1942 in un piccolo paese dell’Aspromonte Calabro da papà abruzzese ,sottufficiale dell’Arma, e mamma calabrese, maestra elementare, è una “strana”  figura di rilievo nel panorama giuridico, culturale e sociale italiano. La sua carriera si sviluppa nella lotta alla criminalità, ma contemporaneamente nell’impegno sindacale e di scrittore di  “giustizia sociale”. Un esempio di come arte e impegno civile possano convergere. Basterebbe a descrivere tale poliedricità la defizione che di lui dà Corrado Stajano:”Un uomo dello Stato che ha avuto una  difficile vita per la sua intransigente fedeltà alle Istituzioni della Repubblica”. Le sue origini  influenzano verosimilmente sua visione esistenziale portandolo a esplorare temi di memoria e ambiente che spesso si intersecano  con realtà e ataviche tematiche  sociali. Di Francesco, seguendo i genitori trasferiti a Pescara, affina la sua adolescenza, in un contesto di scuola media e poi di liceo  dove l’ideale di giustizia sociale è fortemente sentito. Tra i suoi compagni  diversi diventeranno  professionisti. Ben quattro magistrati:  Emilio Alessandrini sarà ucciso negli anni di piombo da terroristi di “prima linea” a Milano, dov’è Sostituto procuratore della Repubblica.   Di Francesco si forma  professionalmente, prima come ufficiale dei Carabinieri e poi come funzionario di polizia a Genova,  in un contesto denso di ricco aspre tensioni sociali, dove la lotta per i diritti civili è predominante. Svolge un ruolo significativo nella democratizzazione delle forze di polizia in Italia, lottando per cercare di affermare il  senso di servizio, della  giustizia e della democrazia. L’attività sindacale, svolta in modo carbonaro, è un aspetto cruciale del suo percorso, poiché si impegna attivamente per migliorare le condizioni di lavoro e promuovere i diritti dei “tutori dell’ordine” in simbiosi con gli altri lavoratori.  Nel corso degli anni,  Di Francesco diventa un promotore del “movimento carbonaro” di democratizzazione della polizia- In quel periodo i suoi impegni professionali si intersecano con le battaglie civili che  segnano la società italiana, e  sembrano echeggiare il contemporaneo impegno di Pasolini nel parteggiare coi poliziotti a Valle Giulia.  E nel contempo le sue espressioni artistiche si pongono come  linguaggio trascendente, forse inconscio, in un dialogo continuo con la memoria storica e l’ambiente in cui è inserita. Questo connubio tra e attivismo professionale  ed espressioni artistiche fanno di lui una figura importante per comprendere non solo le dinamiche sociali e culturali che ne influenzano la creazione e la ricezione.  La scultura come linguaggio trascendente, ha da sempre rappresentato un veicolo potente per la comunicazione di idee, sentimenti e storie. Secondo Ennio Di Francesco, questo linguaggio trascendente si rileva particolarmente significativo:  il materiale, sia marmo che “pietra della Maiella” prende forma e diventa mezzo di espressione e memoria.  L’artista riesce a trasformare semplici elementi in opere che parlano, che raccontano e che connettono le persone alle proprie esperienze vissute. Forte è ad esempia il suo richiamo concettuale all’esperienza degli scultori di Ari – Paese della Memoria, nonchè di  Pietro Cascella a Pescara.  Di Francesco sottolinea come le sculture sono narrazioni visive che coinvolgono lo spettatore in una riflessione più profonda. Ogni opera diventa messaggera del tempo e dello spazio in cui è concepita, fissando la memoria di culture e ambienti dell’epoca. In questo senso, essa si fa si fa portavoce di storie collettive, ancorandosi al territorio e alle sue tradizioni. La scultura agisce come un monito sulle relazioni tra l’arte e l’ambiente, invitando la comunità a riflettere sulla propria identità. All’interno del suo intervento al Premio PescarArt, Di Francesco rende evidente  questa concezione. Ennio Di Francesco, “commissario col futuro alle spalle”, come lo definisce il giornalista-blogger Salvatore Giannella, che con Enzo Biagi, ha seguito l’esperienza delle sculture di Ari,     riveste un ruolo importante anche attraverso  la sua poesia e narrativa che offrono una spesso sofferta testimonianza della complessità sociale e culturale della sua epoca.  A partire dagli anni ’70, le sue opere si distionguono per l’impegno rivolto a tematiche cruciali, come il terrorismo e il traffico di stupefacenti, elementi che hanno segnato profondamente la società italiana e internazionale. Con uno stile incisivo e ricco di sfumature, Di Francesco riesce a catturare le esperienze vissute da un’intera generazione. La sua scrittura si caratterizza per un linguaggio diretto che riflette le sofferenze e le speranze di chi vive in un contesto sociale contraddittorio, fatto di incertezze, drammi, violenze, droga, sangue,  ma anche di speranze nelle nuove generazioni. Attraverso una combinazione di elementi autobiografici e osservazioni  più ampie, l’autore riesce a elevare la sua opera a una espressione d’arte che trascende il personale, parlando a tutti. Le tematiche ricorrenti nei suoi scritti offrono la visione di una società smarrita in Italia, in  Europa, e non solo. Ciò permette ai suoi “lettori-seguaci”   di riconoscersi in storie di dolore, di resilienza e speranza. Un tragitto quasi catartico che si compendia nella  “vecchia ”  poesia “utopia”; nonchè nell’ inno dei Piccoli Principi contenuto nel libro “il ritorno del Piccolo Principe”, che  sembra racchiudere la sua tensione professionale, etica ed esistenziale.  In questa   “graphic novel”, stampata in modo polisensoriale e fruibile in diverse lingue dalla Casa Editrice Erga di Genova, città dove Di Francesco si è laureato ed ha  operato come ufficiale dell’Arma e  funzionario di Polizia,  offerta ai bambini  del Gaslini di Genova e di altre strutture sanitarie, emerge la convinzione che l’espressione artistica-letteraria-teatrale possa diventare veicolo potente di trasmissione alle giovani generazioni di valori per costruire una società migliore. E  piace concludere con la frase del Cardinale Matteo Zuppi nella postfazione al libro di Ennio Di Francesco: “Giovanni Palatucci, ultimo Questore di Fiume Italiana-Dachau 187926” “questa pubblicazione è un dono.Trasuda la misericordia  di chi intende fare prevalere contro ogni violenza, pur ammantata  di diritto, la speranza e l’amore”. Il Premio PescarArt e il contributo di Di Francesco Il Premio PescarArt rappresenta una piattaforma significativa per il riconoscimento e la promozione degli artisti e intellettuali contemporanei. Questo evento annuale si dedica a celebrare la creatività e l’originalità, fungendo da vetrina per talenti locali e internazionali. L’importanza di questa manifestazione risiede non solo nell’assegnazione di premi, ma anche nel promuovere dialoghi stimolanti tra arte e società. La partecipazione di Ennio Di Francesco a questo prestigioso premio evidenzia ulteriormente la sua rilevanza nel